• 27 novembre 2017

    Lavoro, famiglie, sviluppo sostenibile: il nuovo centrosinistra non insegua facili promesse

    L'ultima Legge di Bilancio della legislatura rischia di essere caricata di un numero eccessivo di domande. Intendiamoci, è del tutto fisiologico che ogni legittima aspettativa su temi che interessano da vicino persone, aziende, territori trovi una traduzione in termini di emendamenti alla manovra in discussione al Senato. Una manovra che, letta insieme al Dl fiscale, presentava e presenta poche priorità: mantenere l'equilibrio dei conti pubblici, interloquendo con l'UE senza timori; stimolare investimenti di qualità, sostenendo le imprese che creano lavoro e innovano; rafforzare le misure di equità sociale e di contrasto alla povertà.

     Su questo impianto la maggioranza che sostiene il Governo sta cercando al Senato di migliorare il testo. In questa direzione vanno le modifiche che raccolgono l'accordo con Cisl e Uil sulle pensioni per i lavori gravosi, gli emendamenti già approvati per il "caregiver", quelli in discussione per reintrodurre il bonus bebè, per aumentare i fondi del "Dopo di noi", per trovare una soluzione sostenibile al nodo del cosiddetto "superticket" in sanità... 
     

     Insomma, a me pare che tra le migliaia di emendamenti presentati sia possibile e necessario fare una selezione sulla base della coerenza con le finalità di fondo della Legge di Bilancio. Confermare e consolidare le misure per sostenere le famiglie, in particolare quelle con redditi medio-bassi, così come ridurre le tasse alle imprese che assumono i giovani, che scelgono la green economy e l'innovazione tecnologica non è affatto propaganda elettorale. È piuttosto buona politica, un modo verificabile per dare risposte concrete a domande reali della società italiana. 
      
      Certo, alla vigilia della prossima campagna elettorale per il prossimo Parlamento è ovvio che tutti gli schieramenti - compreso il nostro - stiano definendo alleanze e parole d'ordine con cui partecipare alla competizione. Tuttavia credo che il Pd e il centrosinistra abbiano tutto da guadagnare nel lavorare ad un programma ragionato, leggibile, senza rincorrere altri sul terreno delle facili promesse. Dal governo del Paese abbiamo dimostrato in questi anni di riuscire a realizzare nuove ed efficaci politiche per l'economia e per il welfare. 
     

     Ora, guardando al futuro, credo sia prioritario dare certezza e stabilità alle numerose misure che abbiamo avviato in questa legislatura: per le famiglie, per le imprese, per il territorio, per il sistema pubblico abbiamo introdotto in questi anni norme e strumenti straordinariamente importanti che possono pienamente esplicare la loro utilità se vengono raccolti (e raccontati) in un disegno coerente. La crisi ha rotto un vecchio equilibrio, ora noi dobbiamo costruirne un altro, "cambiare paradigma" per usare il titolo di un ottimo saggio di Mauro Magatti. Alcuni semi sono stati gettati nella legislatura che si sta chiudendo, serve una maggiore determinazione politica perché da questi il centrosinistra ricavi un progetto per il futuro con cui presentarsi agli elettori.

     Se ci mettiamo per questa strada credo sia anche più semplice costruire l'alleanza ampia che serve per vincere e mettere all'angolo coloro che solo per rancori personali non vogliono impegnarsi per un nuovo centrosinistra. 
      
      PS: Oggi in Senato è stato approvato anche un emendamento per uno sgravio fiscale a favore delle librerie indipendenti. Poca cosa, dirà qualcuno. Eppure credo che il lavoro fatto in questi anni per la cultura - dai grandi progetti alle piccole cose - sia una cifra importante del nostro modo di pensare il futuro del Paese e del mondo inquieto di oggi.
      Prendo in prestito a questo proposito un brano dall'ultimo libro di Amos Oz "Cari fanatici". "La curiosità e l'immaginazione sono strettamente connesse: l'atavico impulso umano a sbirciare dietro le imposte chiuse del prossimo, l'ansia di mettere a confronto i nostri segreti domestici, intimi, e quelli degli altri, anche questo bisogno può forse entrare in gioco contro il desiderio del fanatico di uccidere il diverso nel prossimo. (... ) Chi è curioso e ha fantasia è sempre ansioso di sapere "come sia per gli altri". (...) Tanto il pettegolezzo quanto la letteratura, ciascuno a suo modo, sono forse capaci di offrire un parziale antidoto al fanatismo, perché entrambi sono affascinati dalla diversità in seno alla specie umana". Allora... buone letture a tutti!

     

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