• L'ora della verità...per tutti

     

    Con l’incarico esplorativo affidato al Presidente della Camera Fico, il Capo dello Stato, preso atto che non si sono create le condizioni per un accordo tra la prima coalizione (di centrodestra) e il primo partito, ha indicato la necessità di verificare se esista invece la possibilità di un’intesa programmatica tra la prima e la seconda forza politica italiane, M5S e Pd. In altre parole il Presidente Mattarella sta portando per mano i partiti per valutare gli spazi di un governo politico che tenga conto comunque del risultato elettorale. Un esercizio inevitabile di trasparenza per mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Nessuno potrà attribuire alla volontà del Quirinale il fatto che alcune ipotesi di maggioranza si siano rivelate impraticabili, fin qui nella fattispecie Centro-destra/M5S e anche M5S/Lega. Il gioco dei veti e delle condizioni poste dall’uno o dall’altro dei presunti “vincitori” hanno portato ora a cercare di imboccare l’altra strada. Di fronte ad un percorso del tutto leggibile sotto il profilo politico ed ineccepibile sotto quello istituzionale, le proteste di Salvini di ieri appaiono gravemente scomposte e del tutto fuori luogo. Consiglierei al leader della Lega (e del centrodestra sic!) sì una passeggiata, ma in un bel posto di montagna per schiarirsi le idee...

    Indubbiamente ora si apre una fase nuova di cui tutti debbono cogliere il significato. Il M5S, che per oltre cinquanta giorni ha inseguito la possibilità di un accordo a due con la Lega, non può non registrare i fatti e uscire dalla sua ambiguità. Salvini non è disposto a rompere con Berlusconi e Forza Italia e dunque, a meno di una diversa decisione del M5S, il matrimonio non si può fare. La domanda per il M5S dunque ora è questa: vuole davvero discutere con il Pd? Se la risposta è affermativa allora si prepari ad un confronto di merito sulle priorità del Paese: lavoro, lotta alla povertà, Europa, crescita. La discussione non può che partire da dove l’Italia è oggi, dalle scelte che abbiamo compiuto in questi anni e che - a nostro avviso - possono essere migliorate, attuate con maggiore incisività, ma non cancellate. Ma la domanda va posta anche al Pd, in modo altrettanto chiaro e serio: quando abbiamo scritto in direzione che “il Pd garantisce al Presidente della Repubblica il proprio apporto nell’interesse generale” a cosa pensavamo? Ecco, ora il Presidente della Repubblica ha chiesto di verificare la percorribilità di una mediazione tra 5S e Pd. Non resta che sedersi e fare scrupolosamente questa verifica, senza pregiudizi. La natura di questo partito-movimento ha tratti molto distanti dal nostro modo di intendere la politica. Per noi le istituzioni rappresentative sono il cuore della vita democratica del Paese, da loro abbiamo sentito l’esaltazione della democrazia diretta e della rete come alternativa. Per noi l’esercizio del governare è riformismo, ricerca delle soluzioni di volta in volta possibili, da loro abbiamo ascoltato per anni promesse mirabolanti, un discorso massimalista che puntava alla pancia dei cittadini più che alla concreta opportunità di cambiamento. Ma proprio per questo sarebbe ben strano che ora fossimo noi a rifiutare un confronto programmatico e pragmatico, a partire dai problemi reali dei cittadini, e che fossimo noi ad anteporre l’orgoglio di partito all’interesse per il futuro dell’Italia. C’è una preoccupazione in una parte dei nostri dirigenti e militanti: che il dialogo con i 5S possa offuscare la nostra identità di forza riformista. La sconfitta del 4 marzo brucia ancora e noi dobbiamo ancora trovare il modo per analizzarla senza cercare scorciatoie. Ed è indubbio che quel risultato ci obbliga anche ad una riflessione sulla nostra identità di sinistra moderna, sul nostro profilo progressista e riformista, sul campo di alleanze sociali e politiche che dobbiamo ricostruire per tornare ad essere maggioranza. A ben vedere peraltro questa riflessione di fondo è aperta per tutte le forze progressiste, europee e non solo. Ma come può il confronto con altri sul governo da dare al Paese intaccare il nostro patrimonio di valori e di idee?

    Penso quindi che ora sia venuto anche per noi il momento della verità: mettere sul tavolo le nostre proposte, indicare al M5S le nostre priorità e condizioni per favorire la nascita di un governo utile all’Italia. Di questa ipotesi credo si debba discutere serenamente e seriamente negli organismi dirigenti e poi dare mandato ai capigruppo, al presidente del partito e al segretario reggente Martina di far sentire la voce del Pd nelle sedi proprie. Può darsi che si scopra che non ci sono i margini per contribuire ad un esito positivo della crisi. Credo sia onesto dirci che poi rimangono strade ancora più impervie: il governo “di tutti” (che questo sì riproporrebbe agli occhi degli italiani una distanza dal voto) oppure nuove elezioni, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare. Vale dunque la pena lavorare nelle prossime ore, come avevamo peraltro detto nel documento dell’ultima direzione, per non far mancare al Presidente della Repubblica “il nostro apporto nell’interesse generale”.

    > P.S. Domani è il 25 Aprile, festa della Liberazione. Ognuno di noi sarà nel territorio (io a Trevi con il partigiano Angelini) per ricordare chi ha lottato e perso la vita per garantire a noi libertà e democrazia. Sono tempi bui, in cui vediamo manifestarsi - in forme vecchie e nuove - idee e comportamenti fascisti, razzisti, antisemiti, xenofobi. Ecco chiediamo a tutti, a partire da chi si sente vincitore delle elezioni, di non dimenticare la nostra storia, di non calpestarla, di difendere i valori dell’antifascismo e della democrazia ogni giorno, senza ambiguità.