• Pd, etica e politica

     

    17 Aprile 2019

    Non è la prima vicenda giudiziaria che colpisce una regione amministrata dal Pd e dal centrosinistra e forse non è neppure la più grave. Tuttavia quello che è successo in Umbria ha scosso profondamente l’opinione pubblica anche oltre i confini della mia piccola e bella regione. Non solo per il gusto, tutto italiano, di leggere avidamente ogni mattina qualche nuovo scampolo di intercettazioni che rimandano, come in una fiction venuta male, ad un ambiente chiuso e opaco, ad un intreccio non certo edificante di relazioni e regole violate o aggirate per compiacere questo o quel politico locale. Penso che lo sconcerto sia stato e sia grande anche perché l’Umbria sotto molti profili è considerata sulla scena nazionale una regione ben amministrata, con i conti della sanità in ordine, con dei servizi magari non tutti eccezionali ma di buona qualità, con un ambiente pubblico complessivamente sano. 
    Per carità, chi ci vive sa quante e quali criticità un comune cittadino incontra ogni giorno anche nel momento in cui è costretto a rivolgersi al sistema sanitario pubblico. Però nel confronto con gli altri sistemi regionali, nonostante le ristrettezze finanziarie che hanno pesato non poco sulle politiche pubbliche per la salute, l’Umbria si è sempre collocata nei punti alti delle graduatorie nazionali. 

    Le cronache giudiziarie di questi giorni ci addolorano, coinvolgono persone che conosciamo personalmente, che hanno condiviso battaglie politiche e istituzionali all’interno del nostro stesso partito. La speranza che possano dimostrare la loro estraneità ai fatti dei quali sono accusati è forte e sincera, così come forte e sincera è la fiducia nel lavoro della magistratura. Sul prosieguo della vicenda giudiziaria non possiamo che fermarci qui, ricordando a tutti che le indagini - per qualunque cittadino e per qualunque esponente politico - non sono già una sentenza di colpevolezza. 

    Ma la politica, in questi frangenti, ha bisogno di dire qualcosa di più

    In primo luogo sulla vicenda specifica: migliaia e migliaia di persone, in Umbria come nel resto d’Italia, faticano a trovare un lavoro stabile. La ricerca di un posto sicuro nella pubblica amministrazione è tanto più pressante in una regione dove l’iniziativa privata - che pure ha punte di dinamismo e di eccellenza - non è così ampia e vivace come in altre parti del Paese. Mandare alla comunità il segnale che nel pubblico si entra solo con la raccomandazione è uno schiaffo ai tanti giovani che cercano di studiare e di prepararsi per un concorso, la conferma di un immaginario collettivo molto diffuso. Per questo la vicenda esplosa in questi giorni è così brutta e deprecabile, al di là del profilo penale.

    Per questo era necessario che il Pd nazionale reagisse con un atto immediato e straordinario - il commissariamento - scegliendo un esponente del Pd umbro che ricopre la carica di garanzia di presidente dell’assemblea e che ha una solida esperienza anche nazionale.
    Un doppio messaggio: il segretario nazionale, eletto appena un mese fa, è impegnato in prima persona nell’azione di cambiamento del partito, ad ogni livello; il Pd umbro può trovare in se’ le energie per superare questo difficilissimo passaggio. 

    In questo contesto il gesto della Presidente della Regione di dimettersi dalla sua carica non può essere né frainteso né sottovalutato. Catiuscia Marini ha ribadito le sue ragioni, si è detta sicura di poter dimostrare la sua innocenza. Ha compiuto una scelta difficile per non compromettere l’immagine dell’istituzione e anche per difendere il lavoro fatto in questi anni. Chi dal M5S o dalla Lega si ostina a strumentalizzare questa vicenda lo fa senza argomenti, ben sapendo che molti esponenti politici dei loro partiti - indagati e magari già rinviati a giudizio - tutto hanno fatto meno che lasciare la famosa “poltrona”. 

    Guardando oltre la cronaca di questi giorni, Nicola Zingaretti qualche giorno fa ha scritto: “La magistratura ha il compito di intervenire per sradicare ogni forma di illegalità, naturalmente preservando le garanzie degli imputati... (...) Poi però spetta alla Politica, con la P maiuscola, intervenire; politica che ha un altro compito da non sottacere: produrre una svolta vera che abbia come cuore una diversa idea della gestione del potereIl potere si deve gestire per servire le persone.

    Ecco, credo che questo sia un impegno da assumere sia a livello locale che nazionale sino in fondo. La politica deve arrivare prima della magistratura e darsi regole di comportamento condivise e chiare che possano aiutarci a ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. La rottura di questo rapporto ha aperto la strada a quel vento di antipolitica su cui sono cresciute in questi anni le forze antisistema. Oggi la loro “diversità” sul piano etico è svanita come neve al sole. Sia il M5S che la Lega - basti pensare alle vicissitudini dei comuni governati dal movimento a partire da Roma e alla incredibile e sfacciata reazione di Salvini di fronte all’ordine di restituire i 49 milioni di euro allo Stato - non hanno alcuna superiorità da sbandierare.  

    Ma questo non toglie che noi si debba fare uno scatto soggettivo, proprio per dare una risposta agli interrogativi e alle preoccupazioni di tanti cittadini di sinistra che vogliono tornare a fare politica con passione e a testa alta. Gli strumenti per introdurre elementi di innovazione ci sono, bisogna diffonderli e usarli. Ne voglio ricordare uno, particolarmente importante alla vigilia di una tornata elettorale che coinvolge tante amministrazioni locali: la Carta di Pisahttp://archiviostorico.avvisopubblico.it/news/presentata-a-roma-la-carta-di-pisa-il-codice-etico-di-avviso-pubblico-per-gli-enti-e-gli-amministratori-locali-il-testo-on-line_270212.shtml un codice di autoregolamentazione frutto di un lavoro comune tra professori ed esperti come Alberto Vannucci e Bernardo Mattarella, amministratori, funzionari pubblici, promosso e voluto da Avviso Pubblico una rete di amministrazioni impegnate per rafforzare la legalità e la trasparenza nella loro attività quotidiana.

    Contiene molte indicazioni utili e si può portare all’approvazione formale degli organi di un Comune, una Provincia, una Regione ovvero sottoscrivere volontariamente da parte dei singoli amministratori, politici e pubblici funzionari. Si dirà che non basta eppure io credo che sia un fatto assolutamente da riprendere e rilanciare. Non esiste la società civile buona e la politica cattiva, così come non esiste il monopolio dell’onestà. Fenomeni di malcostume e scarsa trasparenza sono sempre in agguato e ogni giorno serve una battaglia culturale, prima che politica, per contrastarli e prevenirli. Il Pd può e deve fare la sua parte, perché la buona moneta scacci quella cattiva. Invitare i candidati del centrosinistra alle prossime amministrative a sottoscrivere la Carta di Pisa è un modo concreto ed efficace di indicare cosa vuol dire per un partito “selezionare la classe dirigente” e promuovere una cultura della legalità e della trasparenza.